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Paragrafo 7 . Il senso e i problemi della filosofia della scienza.

     
La scienza e la tecnica.
     
Nonostante  le  aspirazioni di Francis Bacon, che, agli  albori  della
scienza moderna, propugnava l'unit di scienza e tecnica e, quindi, la
scomparsa della

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divisione  del  lavoro  fra  architetti e manovali;  nonostante  gli
sforzi  degli illuministi dell'Encyclopdie di inglobare nella scienza
le  abilit e le conoscenze tecniche, per tutta l'et moderna e  anche
nei  secoli  diciannovesimo e ventesimo si  di  fatto  mantenuta  una
distinzione netta fra scienza e tecnica.
     Nel  programma  di  ricerca  di  Galileo  non  rientravano   le
applicazioni pratiche delle sue scoperte: come  noto, durante il  suo
soggiorno  padovano egli teneva ben distinte - anche nei rapporti  con
la  Repubblica  di  Venezia  - le sue attivit  di  ricercatore  e  di
scienziato  dalla  sua  produzione pratica per  l'Arsenale  (che,  fra
l'altro, si faceva pagare a parte); nella lettera a Belisario Vinta  -
con la quale chiede di essere assunto dai Medici - Galileo ripropone
la distinzione fra la sua ricerca di scienziato e le invenzioni e  i
secreti  particolari, tanto di utile quanto di  curiosit,  cio  le
applicazioni tecniche derivate dalla sua professione.(150)
     Sulla  scia  di Galileo, gli scienziati moderni hanno in  qualche
modo rivendicato la loro autonomia dalla tecnica: una autonomia che si
   concretizzata  nel  luogo  comune  della  non  responsabilit   (o
neutralit)  della  scienza  rispetto  alle  applicazioni  tecniche  e
pratiche dei risultati della loro ricerca.
     Nel  corso  del ventesimo secolo il problema della responsabilit
 diventato centrale nella riflessione di alcuni scienziati e filosofi
della  scienza:  abbiamo gi visto l'impegno  di  Einstein  contro  la
guerra;(151) Russell si  dedicato praticamente per tutta la vita alla
difesa  della pace. Ma il problema della responsabilit della  scienza
non  pu  essere  ridotto all'impegno politico degli  scienziati,  che
risulterebbe   in   ogni  caso  parallelo  a  quello   della   ricerca
scientifica.
     Le  conseguenze  pratiche  di  una teoria  scientifica  non  sono
separabili  dalla  teoria stessa; e quando oggi  parliamo  di  civilt
della  tecnica  intendiamo, di fatto, riferirci alla civilt  dominata
dalla scienza.
     I  risultati della civilt tecnico-scientifica sono evidenti: non
si  tratta  di  fare una somma algebrica degli effetti positivi  e  di
quelli negativi, e di scoprire che forse il risultato ha il segno meno
e  che  i  danni all'ambiente sono maggiori dei vantaggi ottenuti.  In
questa  logica    sempre  possibile  modificare  -  con  accorgimenti
parziali  - gli addendi, e dunque il risultato finale pu avere  anche
un  segno  positivo. La filosofia della scienza - e  la  filosofia  in
generale  -  chiamata oggi a una riflessione pi profonda: si  tratta
di discutere l'ambito di azione della scienza.
     Le  teorie  scientifiche - secondo una definizione che ci  sembra
largamente  accettata  - si caratterizzano per  la  loro  capacit  di
previsione; ma l'analisi della storia della scienza mostra che  l'arco
temporale  delle  previsioni  scientifiche    relativamente  limitato
(anche per la relativamente breve durata in vita delle teorie stesse),
per  cui gli effetti pratici della ricerca scientifica possono  andare
benissimo  al  di  l  della sua capacit di previsione:  pensiamo  al
problema  delle  scorie  nucleari o, pi semplicemente,  al  perdurare
della  presenza di DDT nel latte dei mammiferi decine di anni dopo  la
cessazione dell'uso di questo insetticida.
     In   questo   contesto,  senza  enfatizzare  le  conclusioni   di
Feyerabend,    importante  che la scienza venga  (ri)collocata  nella
dimensione della credenza;
     
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     una  credenza  confermata dall'esperienza(152), ma  pur  sempre
una credenza: suscettibile di essere sostituita da nuove teorie (o  da
nuovi paradigmi, o da nuovi programmi di ricerca).
     A  medio  o  lungo  periodo  tutte le teorie  scientifiche  hanno
dimostrato  la loro falsit, e nulla fa presupporre che quelle  oggi
in  auge siano destinate a una sorte migliore: quindi verrebbe meno la
distinzione fra scienza e pseudoscienza, dal momento che avremmo  solo
pseudoscienza, il che non  accettabile. D'altro canto,  nello  stesso
mondo  della  scienza  si  ormai rinunciato al  concetto  di  verit,
poich  se  la  conoscenza  scientifica  dovesse  coincidere  con   la
conoscenza  vera  si  potrebbe concludere  che  -  per  noi  -  fino
all'Ottocento non c' stata alcuna conoscenza scientifica;  il  che  
assurdo.(153)
     Di  fronte  a  questo  problema, a  questa  contraddizione  forse
insanabile,  si  riapre uno spazio per la riflessione filosofica  che,
senza  pretendere di avere una sua verit, tiene costantemente  aperta
la  discussione, ponendo sempre nuove domande laddove,  e  ogni  volta
che,  la  scienza e la tecnica danno delle risposte. Le domande  della
filosofia possono essere di volta in volta diverse, possono riguardare
ora il piano etico, ora quello politico, ora quello epistemologico, ma
con il loro riproporsi possono costituire un controllo e un freno alla
volont  di  dominio  dell'uomo e della  sua  finitezza  sul  mondo  e
sull'infinito: parafrasando Wittgenstein e riferendosi  ad  Austin  la
filosofia pu dire: ci che non si pu dire (cio conoscere  in  tutte
le  sue conseguenze) si deve non fare (o fare nei limiti in cui si pu
dire).
